Predica

Predica del 14 Aprile 2019 – Past. Gaetano Cafà

Salmo 22 L’abbandono

1) “L’abbandono”

 Gesù esprime il dolore ma anche la speranza della riconciliazione:

Sal 22:1  Al direttore del coro. Su “Cerva dell’aurora”. Salmo di Davide. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!

Le stesse identiche parole che profeticamente vengono espresse nel Salmo chiamato il salmo della passione sono state pronunciate a distanza di secoli e con estrema precisione, lo stesso Salmo viene adesso realizzato alla croce!

Quello che era stato predetto della sofferenza del Servo dell’Eterno del Suo Unto si realizzava lì nel tempo e nella storia per marcare la validità del testamento scritto anni prima e cioè che alla morte di colui che fa il testamento chi crede riceve l’eredità promessa.

Paolo nelle sue lettere esprime chiaramente che la morte di Gesù ha procurato il riscatto, il Suo sangue ha pagato il debito contratto con il peccato del primo Adamo.

I riferimenti a Cristo sono evidenti ma la prima cosa che viene sottolineata è l’angoscia dell’abbandono.

Sono parole forti che esprimono pienamente una sofferenza profonda. Proviamo ad immaginare Davide che vede nella Sua vita l’angoscia dell’abbandono della sua famiglia, ricordiamo che Davide nella sua infanzia è stato disprezzato.

Ma anche quando al servizio del re Saul sperimenta la condizione di fuggiasco tutti lo avevano lasciato trovandosi solo in varie occasioni, braccato dal Re, allontanato dai suoi affetti, persino dalla moglie.

Dio sceglie Davide per rivelare l’atto di estrema sofferenza del figlio ed in un qualche modo permette che anche lui in prima persona sperimenti nella sua vita profetica lo stato di abbandono.

L’angoscia più profonda è proprio la paura di essere non semplicemente soli ma abbandonati da chi si ritiene il proprio Dio, cioè colui che si ama più di ogni altra cosa al mondo.

È come se alla tua vita togli la luce, le scopo di essere di esistere, non semplicemente solo ma abbandonato……

 Sal 22:3  Eppure tu sei il Santo, siedi circondato dalle lodi d’Israele.

 Sal 22:4  I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti.

 Sal 22:5  Gridarono a te, e furon salvati; confidarono in te, e non furono delusi.

 Sal 22:6  Ma io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, e il disprezzato dal popolo.

Dio è Santo,  siede circondato dalle lodi del suo popolo, Ha sempre risposto al grido di aiuto. Non ha mai deluso chi confida in Lui!

2) Lo stato di serenità iniziale con la realtà del male.

Sal 22:6  Ma io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, e il disprezzato dal popolo.

Sal 22:7  Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo:

Sal 22:8  “Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!”

Sal 22:9  Sì, tu m’hai tratto dal grembo materno; m’hai fatto riposar fiducioso sulle mammelle di mia madre.

Sal 22:10  A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal grembo di mia madre.

A)In questi versetti emerge la consapevolezza da parte di Davide  di essere impotente davanti agli assalti, agli insulti, di chi si beffa di lui e persino di Dio. Questo è il disprezzo più profondo: fare leva sulla disgrazia e usarla come arma per infliggere una maggiore sofferenza.

È accaduto proprio così a Gesù, sulla croce, quando lo sfidavano a salvare se stesso come aveva fatto con gli altri!

I nostri peccati hanno reso Gesù il disprezzo degli uomini, lo hanno reso senza difesa contro le ingiurie……In modo speculare vede se stesso come un rifiuto ma ricorda che non è così. “Tu mi hai tratto in vita dal grembo materno. Per grazia tuo ho riposato fiducioso nel sul seno di mia madre. A te sono stato affidato fin dalla nascita.”

 Riposo. Fiducia. Sicurezza. Elementi essenziali alla vita e all’equilibrio psicofisico, che producono benessere.

Ma nella Sua angoscia il salmista non dimentica che Dio è buono e che la Sua grazia lo salverà!

Sal 27:9  Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo; tu sei stato il mio aiuto; non lasciarmi, non abbandonarmi, o Dio della mia salvezza!

Sal 27:10  Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il SIGNORE mi accoglierà.

Osservazioni finali:

Il significato etimologico della parola “abbandono” è assai controverso: si va dal francese provenzale “a bàndon” che può significare vendere, disporre alla mercè, o anche mettere in balia di qualcosa o di qualcuno, al tedesco “ab-handen” che significa “fuori di mano”.

Nella nostra società sempre più corrotta si vive l’abbandono delle regole, della morale, del bene comune, in un susseguirsi di fatti che senza la coscienza dell’essere sono slegati da qualsiasi comunione.

Ecco perché la famiglia è messa in discussione, rimodellata in termini di soggettivismo estremo, una società atomizzata, l’individualismo estremo che porta alla non appartenenza, slegati da ogni affettività anche quella naturale di un papà e di una mamma che vengono rimpiazzati da surrogati.

Rom 1:28  Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente.

Questo è l’uomo e la via che sta percorrendo cercando di tenere lontano Dio lo porterà  verso la solitudine.

L’inferno non è altro che la mancanza di ogni bene e cioè l’abbandono totale di Dio.

Abbiamo bisogno di accoglienza, di riconciliazione con Dio prima, dopo sarà possibile riconciliarsi con gli altri.

La chiesa è un luogo dove la riconciliazione si vive prima nella comunione con Dio e di conseguenza con la comunione fraterna.

Cosa potrebbe essere per noi l’abbandono?

Nella realtà della croce Gesù muore a causa dei nostri peccati e della giusta condanna di Dio verso l’uomo cha ha abbandonato la verità.

Per donare a noi riposo – fiducia – sicurezza.